La Xi Mostra Provinciale, Pisa, dicembre 1942 - gennaio 1943

Premessa

Questa esposizione sarà l’ultima di tutto il ciclo delle mostre provinciali d’arte che si terranno a Pisa prima della guerra ed anche durante il conflitto bellico come in questa occasione.

La Commissione Ordinatrice viene rinnovata completamente e ci sono nuove presenze nella stessa Commissione Giudicatrice. Una scelta che segna anche il passare delle generazioni tanto che nelle scelte si sottolinea l’invito rivolto a giovani che espongono per la prima volta e che svolgeranno un ruolo attivo nella vita artistica e culturale della provincia pisana del dopoguerra. Fra questi, segnalo Emilio Tolaini, Gianfranco Nannicini, Otello Cirri, Uliano Martini.

La Commissione Giudicatrice inoltre ricorda le mostre personali che – su proposta del Sindacato -saranno dedicate a Renzo Lupo, Silvano Pulcinelli (con una interessante nota critica pubblicata nel catalogo), Mino Rosi (a cui nel catalogo si da ampio spazio con testi critici ed una biografia), Giuseppe Viviani ( di cui si riporta una interessante nota biografica), ed agli altri invitati: Giorgio Casini, Ferruccio Ferri, Salvatore Pizzarello, Italo Griselli, Ferruccio Pizzanelli, Ascanio Tealdi.

Interessante è la prefazione a firma di Giorgio Casini che si dedica ad una ampia riflessione sulla “provincia” ed i suoi artisti anche in relazione al dibattito sull’arte ed alla “metropoli”.

 

-------------

 

XI Mostra d’Arte

Pisa, dicembre 1942 – gennaio 1943

 

Commissione Ordinatrice

Ing. Dott. Giulio Buoncristiani

Presidente dell’Unione Provinciale Fascista dei Professionisti e degli Artisti.

Prof. Giorgio Casini

Prof. Salvatore Pizzarello

Prof. Silvano Pulcinelli

Prof. Mino Rosi

Prof. Giuseppe Viviani

 

 

Commissione Giudicatrice

Prof. Guido Spadolini, Segretario del Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti.

Prof. Angelo Vannetti

Prof. Salvatore Pizzarello

 

-------------

 

Prefazione

Fu vana consuetudine, quasi luogo comune, considerare le mostre provinciali d’arte come pletoriche rassegne di tendenze, individuali o collettive, come lo spicciolo conservatorio o l’indispensabile sfogatoio della mediocrità. Come tali incapaci a fornire l’indizio e il documento di una capacità creativa: adatte se mai a creare l’ambiente tepido e anodino alle più vacue esercitazioni figurative, alle edonistiche elaborazioni di cifre e modulo d’arte che la moda o il gusto con le loro infiltrazioni riescano a importare e imporre in provincia.

La storia della provincia artistica nasce quasi sempre da sorti umili e troppo occulte per imporsi.

Ed è ancor oggi di moda il cliché dell’artista provinciale, anestetizzato dall’ambiente ristretto e mediocre in cui è costretto a vivere, precluso e passivo nel subire le mode metropolitane. Cliché troppo abusato perché vi si insista sopra e vi si creda, noi che vedemmo sempre la provincia come vivaio di forze creatrici le più singolari, come quieto e sicuro porto dove una vera personalità può custodire gelosamente sé stessa, lontana da ogni intimidazione culturale, da ogni retorica figurativa. Personalità che trova appunto nell’isolamento provinciale le ragioni umane e prime, il presupposto climaterico per la verità espressiva, la garanzia per evitare ogni pericolosa avventura mondana. Isolamento adatto se mai a fortificare e intensificare il bisogno individuale della ricerca che è la condizione prima per chi voglia seriamente e totalmente dedicarsi all’arte, professarla apertamente.

Non si creda pertanto che noi vogliamo tentare l’apologia della provincia, eluderne i difetti e i pericoli. Quando nella fattispecie attorno a due o tre elementi di punta (impostisi per avere introdotto, con frasi credute originali, un discorso pittorico e plastico, una inedita avventura, verso cui si concentrano i creduli provinciali) si diffonde il verbo ozioso delle esperienze intellettuali. Allora soltanto la provincia artistica è inutile e deteriore. I creduli allora, quanto con senso di appresso stupore si avvicinarono a quella avventura tanto affrettatamente prima o poi se ne staccano pavidi o stanchi, per rivolgersi ad altro. Oppure l’artista centro di quella avventura importata si colloca arbitrariamente, ancora, al posto di punta e senza tema di contraddirsi o di essere contraddetto, per la facilità dell’ambiente, assorbe dalla metropoli e impone alla periferia una ennesima cifra pittorica o plastica. Non è certo con questo ridicolo e inutile sperpero di energie individuali che l’arte moderna in provincia riesce a concretare la sua storia. Nella generalità dei casi purtroppo questa è la sorte riservata all’arte in provincia: per cui essa situata in estreme e prone posizioni di inferiorità rispetto alla metropoli, condensa ogni espressione d’arte in aspetti eclettici e manieristici, sinonimi quasi sempre, di inutilità. L’equilibrio sta invece nel mezzo: e gli è di garanzia l’attitudine provinciale sempre tardiva e guardinga ad accettare, diffondere espressioni e modi figurativi. Talora la provincia è ingiustamente irrisa a causa di ciò. Ma collochiamoci sopra un piano di considerazione universale, e sceveriamo quello che si produce al centro e alla periferia. Si potrà allora verificare il caso che le posizioni vengono invertite e che la provincia resti superiore alla metropoli per la sincerità e qualità delle espressioni d’arte che manifesta e che riescono a imporsi, influire a loro volta, creando dalla periferia al centro, correnti di gusto e talora una moda.

Questo fenomeno, che in arte si verificò spesso (le scuole di Pergentina, di Resina, di Rivara da noi, di Fontainebleau in Francia ne sono esempi storici) non è più inesplicabile, e trova le sue ragioni profonde nel ritorno alle origini, in arte, nel bagno purificatore di chi stanco di sofisticazioni, trucchi intellettuali, delle raffinatezze mondane, delle mode internazionali, va alla ricerca di una forma madre, sicura, stabile, classica o di sentimenti espressivi più intatti e primordiali che possono restituire lombi, sangue e vita all’organismo artistico, reso stanco e linfatico per troppi incroci, per gli innumeri esperimenti cerebrali.

Ritorno quindi alla natura, fuga dall’artificio. E’ storia di ieri il fenomeno estetico dello Strapaese verso cui si consolidò un vero e proprio gusto, un movimento artistico e letterario. Ma gli eccessi cui giunsero Strapaese e Stracittà ci interessano poco o punto oggi, in quanto essi sono presi, superati dagli avvenimenti, nell’equilibrio del clima artistico odierno, dove l’arte contemporanea ha fissato i più sani presupposti teorici.

Il discorso di cui sopra ci è sembrato necessario per l’occasione che si presenta oggi con l’apertura della XI Mostra d’Arte sindacale pisana. Questa provincia di Pisa conta e accoglie ormai artisti così conosciuti e affermati altrove, perché si possa includerla nel novero di quelle sterili regioni che alle mostre sindacali affidano una precaria responsabilità di manifestazione culturale, limitandola ai soli aspetti esteriori. La tradizione di Pisa, città umanistica, centro d’arte insigne nel Medio Evo, non poté dirsi fino ad ieri continuativa. Anzi quanto mai frammentaria e dispersa. Tanto che il Signorini, al caffè Micheangelo, poteva giustamente rimproverare al pittore Stanislao Pointeau, quel suo caparbio soggiorno pisano: e proverbiale rimase prima e poi, il clima pisano per nulla eccitatore di energie artistiche. Ma Pisa è così tranquilla, così serena sede e innocua che non deve imputarsi al suo clima debilitante, la mancanza di manifestazioni d’arte e di ingegni singolari. Del resto non crediamo neppure a questo luogo comune e ad ogni modo i fatti smentiscono sempre i miti: oggi sembra che gli anonimi e solitari esperimenti individuali, condensati in forme sorde di intelligenza artistica, talora fermi alla sterile imitazione del vero, al frammento naturalistico, o addirittura rappresi in dilettanteschi conati, divagazioni accademiche o decorative di ieri, che fecero dire stagnante il clima artistica pisano, appartengano ormai ad una cronaca dimenticata. Oggi a Pisa può dirsi esista un gruppo di artisti eccezionali, di ricchi temperamenti, che poche provincie possono vantare.

Queste personalità nate cresciute e maturate nel clima pisano, così sottile e riflessivo, loico e raffinato sono riuscite a conservarsi indipendenti appunto nell’isolamento: aliene da interferenze mondane e culturali che sempre inceppano la facoltà creativa alla periferia, sono peraltro uscite dallo stadio polemico dove necessariamente l’espressione e il linguaggio artistico debbono intrattenersi, per affermarsi poi in piena indipendenza di movimenti. Pure stando attenti a ciò che succede di fuori, controllando i propri movimenti, sul clima artistico nazionale e raffidando i propri mezzi espressivi sul metro dei linguaggi più avanzati e rischiosi, questi artisti pisani sanno essere sempre personali e sereni.

E in questa Mostra le opere testimoniano largamente quanto affermiamo in alcuni di quelli artisti l’attività letteraria o l’esercizio critico, fusi vivacemente, fanno corpo e organismo, con l’attività plastica e pittorica. E questa manifestazione che ne raccoglie le opere, badando più alla qualità che alla quantità, può dirsi, per tutte queste ragioni, eccezionale. Nata nel clima di una guerra universale, dimostra che l’arte vive e ha da vivere, anche nei tempi duri, e conferma, come tutte le manifestazioni artistiche avvicendatesi nelle province italiane in questi due anni, che se una vera civiltà si afferma con le armi affila peraltro e prepara quelle dell’arte e della cultura, come le più essenziali che riusciranno a porre il definitivo suggello a questo storico evento bellico; dove la supremazia militare e politica non potrà prescindere da quella civile delle arti e della cultura, dalle loro reciproche, benevole influenze.

Dicembre 1942

Giorgio Casini

 

------------

 

 

Verbale della Commissione Giudicatrice

Pisa 16 Dicembre 1942-XXI

I sottoscritti Membri della Commissione Giudicatrice per l’accettazione delle opere presentate alla XI Mostra Provinciale Pisana, dopo attento esame e ad unanimità di voti, hanno deciso di accogliere le seguenti opere:

Pittura:                        Opere presentate N. 146

opere accettate     “    66

Scultura           Opere presentate  N.  11

Opere accettate     “    5

Dall’accettazione di cui sopra sono rimaste escluse le opere inviate per le rispettive mostre personali dagli artisti invitati dal Sindacato Lupo Renzo, Pulcinelli Silvano, Rosi Mino, Viviani Giuseppe e degli altri invitati: Casini Giorgio, Ferri Ferruccio, Pizzarello Salvatore, Griselli Italo, Pizzanelli Ferruccio, Tealdi Ascanio.

E’ stato pure invitato a partecipare alla Mostra un gruppo di giovani artisti i quali, per la prima volta, prendono parte ad una manifestazione sindacale.

La Commissione esaminate le opere da essi presentate, esprime il proprio compiacimento per la partecipazione di queste giovani energie, che danno sicuro affidamento e rivelano ottima preparazione.

Risulta, quindi, come il livello della rassegna d’arte raggiunga, in generale, un tono molto elevato, che dimostra il progresso conseguito dagli artisti pisani.

La Commissione Giudicatrice

Prof. Guido Spadolini, Prof. Angiolo Vannetti, Prof. Salvatore Pizzarello

 

-----

 

 

ELENCO DEGLI ESPOSITORI

 

AMIDEI MARGHERITA

BALDASSARI LIVIO

BARTALINI ATTILIO

BONFANTI GINO

CANEPARO RITA ANDREANA

CAPPAGLI ANTONIO

CASINI GIORGIO

CERRI GUIDO

CHICCA MARIA ANTONIETTA

CIGHERI PRIAMO

CIRRI OTELLO

CONTI GLAUCO

CONTI ALFREDO

DELLA SBARBA IDA

DEL SIGNORE ILVO

ERCOLANI GUIDO

FERRI FERRUCCIO

GENTILINI NELLO

GRISELLI ITALO

LANINI LORIS

LUPO RENZO

MACCHIA SANTI

MARTINI ULIANO

MASSANTINI NILO

NANNICINI GIAN FRANCO

NOVI IVO

PERTICI MENOTTI

PETRI ELETTRA

PIZZANELLI FERRUCCIO

PIZZANELLI LEONARDO

PIZZARELLO SALVATORE

PULCINELLI SILVANO

ROSI MINO

ROSSI CURZIO

SANTOCHI BRUNO

SEMENTA EUGENIO

SORICHETTI BERNARIDNO

TAMBURINI MARIO

TEALDI ASCANIO

TOLAINI EMILIO

VIVIANI GIUSEPPE

-----------

 

Atrio d’ingresso

Otello Cirri

Paese (olio)

Natura morta (olio)

 

Maria Antonietta Chicca

Paese (olio)

 

Ferruccio Ferri

Case coloniche

 

Mario Tamburini

Fiori (olio)

 

Margherita Amidei

La Balze di Volterra (olio)

 

Nilo Massantini

Giochi di campagna (scultura in legno)

Fantasia d’amore (scultura in legno)

 

Attilio Bartalini

Galileo (bozzetto in gesso)

 

 

Salone

Ferruccio Ferri

Paesaggio (olio)

Tartufaio (olio)

Composizione (olio)

Paesaggio con figure (olio)

Paesaggio (olio)

Paesaggio (olio)

Paesaggio (olio)

 

Salvatore Pizzarello

Segheria di marmi(olio)

Autoritratto (olio)

Paesaggio (olio)

 

Ascanio Tealdi

Paesaggio (olio)

Fiori (olio)

Paesaggio (olio)

Fiori (olio)

Paesaggio (olio)

 

Curzio Rossi

Ritratto (olio)

La casa solitaria (olio)

Natura morta (olio)

 

Giuseppe Viviani

Dolci a cuore (acquaforte)

La bambola (olio)

Stampa e foglie (acquaforte)

Venditore (olio)

Morena (acquaforte)

Venditore di cavallini (olio)

Alabastrini e foglia (acquaforte)

Cavalli a dondolo (olio)

Le calle (acquaforte)

Bicicletta (olio)

 

Ferruccio Pizzanelli

Testa d’uomo (olio)

Il bevitore (olio)

Paese (olio)

L’Arno (olio)

L’antiquario (olio)

Renaioli (olio)

 

Italo Griselli

Il genio del Fascismo (bronzo)

 

 

Prima sala

Ivo Novi

Fiori (olio)

 

Ida dello Sbarba

Ritratto (tempera)

Ritratto del fratello (tempera)

 

Giorgio Casini

Ragazza seduta (disegno)

L’Arno alle Piagge (acquarello)

Natura morta (olio)

Paesaggio (olio)

Casa con granaio (olio)

Vaso con cardi (olio)

Paesaggio d’inverno (olio)

Paese d’estate (olio)

Monti e pianura (acquarello)

Ritratto di bimbo (disegno)

 

Gian Franco Nannicini

n.7 Disegni

 

Piramo Cigheri

Fiori (olio)

Frutta (olio)

Fuga in Egitto (olio)

 

Ivo del Signore

Ritratto (bronzo)

 

Uliano Martini

Fiori (olio)

Natura morta (olio)

Natura morta (olio)

Ritratto (olio)

 

Gino Bonfanti

Prima del temporale (olio)

Case a novembre (olio)

Paese (olio)

L’Arno (olio)

Contadine (olio)

 

Glauco Conti

Marina (olio)

Baracca da pesca (olio)

 

Emilio Tolaini

Girasoli (olio)

Funghi velenosi (olio)

Melograni (olio)

Cavoli (olio)

Uomo a letto (olio)

 

 

Seconda sala

Mostra Personale del Pittore Mino Rosi

Mino Rosi si presentava – con la sua opera personale che comprendeva circa cinquanta opere – alla Quadriennale con qualche cosa di suo e qualche cosa di nuovo, che egli era silenziosamente venuto maturando in dieci anni di tirocinio e di lavoro. Si sa, nelle arti, vale di più il qualche cosa di proprio che non il molto roboante accattato di qua e di là sfogliando nostrali ed esotiche riviste; oppure servendosi di ripieghi svariatissimi. Invece, io ho notato che c’è in Mino Rosi, un giusto senso, una giusta misura di adorazione degli antichi maestri e degli artisti contemporanei. Tale senso di adorazione è quanto mai necessario in chi, procedendo, non intende barare. Ma intende di studiare, approfondire, assimilare onestamente: il che è il contrario del baro. Quello che c’è poi, oltre all’adorazione in lui è un amore per la rappresentazione schietta, suasiva delle cose belle della natura. Uno dei suoi ultimi disegni rappresenta delle ragazze accoccolate in un campo di grano e mi dimostra la forbita vena della sua ispirazione. Altri disegni che rappresentano cascinali toscani (aspetti della campagna volterrana) sono pieni di agreste, virgiliana, dolcezza; ed anche dal lato plastico sono molto buoni.

Egli è un innamorato dell’agreste natura. E gli innamorati della natura hanno sempre l’avvenire da parte loro. Procedendo con il gran libro della natura aperto in mano, la natura non potrà deluderlo. La natura non gli sarà avara. Gli presterà i soggetti, lo beneficherà del suo fascino. Quant’è preferibile questo Mino Rosi ai cercatori di cabala con la speranza che il solo astruso possa far rimanere a bocca aperta la gente! Chè, ammesso pure, e come diceva il Marino secentesco, il fine dell’arte sia la maraviglia, resta a considerare se la vera maraviglia dell’arte non consista nel rendere interessanti e care e degne di stupore, le cose su cui i mortali comuni non sanno gettare se non disattenti e svagati e disadorni sguardi.

Ammirevole, ripeto, è il Rosi che senza temere di rifare ciò che hanno fatto gli antichi di altre epoche, si affida alla sua linfa e non abbandona il solco della Tradizione.

Luigi Bartolini, dal recentissimo volume di Luigi Bartolini «Scritti d’Eccezione», ornato da 20 disegni inediti di Mino Rosi, Pisa 1942, pagg. 51-54).

 

… Qui Mino Rosi ritrae l’aspetto dei boschi, dei cespugli, delle rive sotto il sole, coi brevi tratti di penna misteriosi come orme; e lo ritrae in modo tale che prolunga, in magiche dimensioni, il paesaggio, il bosco gli nasce dai fogli con tutta la sua luce, i suoi fruscii, gesti, occhiate, sbadigli e tic.

Sì che la contemplazione di codesti disegni diventa un incanto: ascoltati con l’orecchio, suonano come una conchiglia marina, internamente mormorante: guardati con la lente vi si scorgono migliaia d’insetti. E’ luce: dal diradarsi dei segni emana luce, sì che la prima impressione di chi guarda è di solare estate. Fra i tanti ritratti della natura, fra quelli naturalistici ove il soggetto appare «riprodotto» e di fronte a cui la nostra emozione non è che ricordo del vero, fra quelli astratti ove la grafia ha un valore a sé e la cui contemplazione ci dà un particolare incanto: di grafia non meno indipendente, sanno aprire a noi non il «ricordo» ma il segreto del bosco, non altrimenti avvicinabile. In queste temporalesche pareti di bosco sono scomparse cacce, ninfe, cavalli, occhi, trecce, ali, come entrati in un incendio: ma il bosco è pacifico, in un silenzio di trofeo. Ad avvicinarsi si coglie un brusio fitto di misteriosa vita, come in un grande armadio o sotto una molteplice crinolina. Poche figure umane ha posto Mino Rosi nei suoi boschi, e piccole e solitarie: stanno come cagnolini a piè di un incomprensibile padrone.

Lisa Ponti , Pattuglia, Forlì, N. 7, 1942-XX

 

Nota bio-bibliografica

Mino Rosi è nato a Volterra il 9 giugno 1913. Ha esposto dal 1930 alle più importanti Mostre sindacali nazionali. Alla Quadriennale fu presente nel 1935 e alla Biennale Internazionale di Venezia dal 1934 in poi (per invito), fu presente inoltre alle mostre d’Arte italiana all’estero organizzate dai Ministeri dell’Educazione Nazionale, Esteri e Cultura Popolare a cura della Biennale di Venezia (Varsavia, Cracovia, Bucarest, Sofia, Lione, Vienna, Kösice, Kaunas, Monaco di Baviera, Berlino, Parigi, Praga, Paesi dell’America Latina etc.).

Fu Littore per l’incisione nell’anno XIV. Alla III Quadriennale Nazionale d’Arte, (1939), partecipò con una nostra personale che comprendeva circa 50 opere. Premiato dalla Reale Accademia d’Italia (Classe di Arti) nell’anno 1940.

Nello scorso aprile in occasione della Mostra del Disegno Italiano contemporaneo organizzata dal Centro d’Azione per le Arti di Milano, nelle sale della Pinacoteca di Brera, Mino Rosi fu invitato a partecipare con un folto gruppo di disegni. Egli collabora con scritti di critica artistica e con disegni alle più importanti riviste e giornali fra cui Lo Stile Milano, Documento Roma, Primato Roma, Prospettive Roma, Il Selvaggio Roma, La Lettura Milano, Architrave Bologna, Pattuglia Forlì, Il Corriere Padano Ferrara, Posizione Novara, Il Campano Pisa, etc. E’ capo redattore della rivista Il Campano, del G.U.F. di Pisa.

Opere sue figurano nella R. Galleria d’Arte Moderna di Firenze, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, R. Museo Civico di Torino, Ministero dell’Educazione Nazionale, Governatorato di Roma, Ministero della Cultura Popolare, Libreria del Parlamento di Washington etc., e nelle seguenti raccolte private: Ecc. Romano Romanelli Accademico d’Italia, Firenze; Filippo De Pisis Milano; Ecc. Ardengo Soffici Poggio a Caiano; Carlo Carrà Milano; Giovanni Scheiwiller Milano; Architetto Gio Ponti Milano; Luigi Bartolini Roma etc.

La bibliografia completa riguardante l’opera di Mino Rosi sarà raccolta nella monografia a lui dedicata nella collezione «Artisti d’Oggi» (con una prefazione critica di Filippo De Pisis) per l’edizioni di Documento Roma, che uscirà nei primi mesi del 1943.

 

Mattino d’estate (olio)

Val di Docciola (olio)

Fiori di campo (olio)

Pioppi abbattuti (olio)

Natura morta con ex-voto (olio)

Natura morta (olio)

Ritorno in Val d’Era (olio)

Castagno abbattuto (olio)

Natura morta (olio)

Alberi al crepuscolo (olio)

Natura morta (olio)

Il grande castagno (olio)

Lo scultore Pulcinelli nel mio studio (olio)

Il fiume Era (olio)

Crepuscolo (olio)

Natura morta (olio)

Adamo (olio)

Mattino (acquarello)

Mattino d’estate (acquarello)

La strada (acquarello)

Mattino d’aprile (acquarello)

Crepuscolo (acquarello)

Meriggio (acquarello)

Pioppi bianchi (acquarello)

 

disegni

Alberi abbattuti (di proprietà)

Il grande pioppo abbattuto (di proprietà)

Alberi abbattuti (di proprietà)

Spaccalegna in riposo (di proprietà)

Estate in Val d’Era

Libro antico con fiori secchi

Alberi

Pioppi bianchi

Veduta di Pisa

La grande quercia (di proprietà)

Campi in Val d’Era (di proprietà)

L’Arno alle Piagge

Immagine dell’Autunno (di proprietà)

I grandi castagni

Ragazze in campagna

Estate (di proprietà)

Il canneto

Pioppi e olivi

Paesaggio

Pittore in campagna

Ragazze in campagna (di proprietà)

Pescatore sul fiume Era

Campi d’Autunno

Ragazze in campagna

Paesaggio

Estate in Val d’Era

 

 

Note biografiche del pittore Giuseppe Viviani

Giuseppe Viviani è nato ad Agnano di Pisa, il 18 dicembre 1898.

Vive ed opera a Marina di Pisa. Ha partecipato alle più importanti mostre sindacali, nazionali ed internazionali come Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma, ecc. ecc.; ad importanti mostre all’estero come: America, Francia, Polonia, Ungheria, Olanda, Germania.

Presente con una Mostra personale di incisioni alla XXXIII Biennale veneziana riportò importante successo. Presente alle Mostre Artisti Toscani a Dusseldorf e alla Mostra di Linz. Fu invitato a partecipare alla Mostra del disegno italiano contemporaneo organizzata nello scorso aprile dal Centro di azione per le arti di Milano nella Pinacoteca di Brera con un gruppo di disegni.

Ha esposto a varie collettive e personali come: Galleria Pesaro, Milano; Galleria Barbaroux, Milano; Galleria del Cavallino, Venezia; Galleria di Genova, Genova; Galleria la Zecca, Torino. Galleria Rotta, Genova; Galleria Roma, Roma; Galleria Saletta al Ponte, Firenze; Galleria Firenze, Firenze; 1ª Mostra del Collezionista Cortina d’Ampezzo; 1ª Mostra Internazionale Incisione Moderna, Firenze; Mostra Internazionale Incisione Moderna, Monaco.

Sue opere si trovano nelle collezioni della Maestà del Re Imperatore ed in quelle dello Stato, Galleria d’Arte Moderna di Genova, Galleria d’Arte Moderna di Roma, Galleria d’Arte Moderna di Trieste, Galleria d’Arte Moderna di Littoria, Regie Calcografie di Roma-Firenze, Confederazione Fascista dei Professionisti e degli Artisti, Roma, Ministero dell’Educazione Nazionale, Roma; Ministero della Cultura Popolare, Roma; Governatorato di Roma; Ministero degli Esteri, Roma; ed importanti collezioni italiane e straniere come: Collezione Cardazzo, Venezia; Collezione della Lanterna, Dott. Jesi, Genova; Collezione Avv. Feroldi, Brescia; Collezione Dott. Agliardi, Bergamo; Collezione Ing. Della Ragione, Genova; Collezione Arch. Giò Ponti, Milano; Collezione Barbaroux, Milano; Collezione Pittore Carrà, Milano; Collezione Pittore Tosi, Milano; Collezione Pittore Casorati, Torino; Collezione Pittore Cremona, Torino; Collezione Pittore Macari, Roma; Collezione Pittore Tamburi, Roma; Collezione Prof. Timpanaro, Firenze; Collezione Pittore Luigi Bartolini, Roma; Collezione Carozzi, Lerici; Collezione Avv. Tarello, Genova; Collezione Rag. Suppo, Genova; Collezione Sinisgalli, Milano; Collezione Andreotti, Firenze; Collezione Silipo, Roma; Collezione Dott. Mesirca, Padova; Collezione Galleria Genova, Genova; Collezione Dott. Simonotti, Milano; Collezione Bino Sanminiatelli, Roma; Collezione Accame, Torino; Collezione Gualino, Torino; Collezione Bosh, Torino; Collezoine Hauftman, Berlino ed altre estere.

Dell’opera di Viviani si sono occupati gli artisti, gli scrittori e i critici più autorevoli dei nostri giorni. Viviani collabora ad importanti riviste e giornali. Varie edizioni d’arte e monografie sulla sua opera.

 

 

 

Seconda sala

Mostra personale dello scultore Silvano Pulcinelli

Egli racconta il suo mondo in umiltà francescana e gli attimi che coglie, sono umanizzati da un sentimento che lo tiene in agitazione. Timido orgasmo in cui è diffuso l’unico significato possibile per ogni soggetto, sia esso disegnato a penna, con quei tratti definiti a mezzo che lascino alla fantasia più che non esprimano agli occhi, l’anima della figura; sia esso ottenuto con il tormentato plasmare del pollice sulla materia, portata a trasfigurazione di un momento psicologico individuato con intima precisione. E’ il caso del «Ratto delle Sabine» in cui lo spasimo di ogni figura, trattata con intenti plastici di sincera e personale ispirazione, è realizzato nell’atmosfera del momento, in mezzo a cui gli elementi diversi che muovono l’azione, si fondono in un solo ritmo ben cadenzato nella sua infinita tristezza.

Bisogna riconoscere all’artista anche autonomia di ispirazione e, soprattutto, di idee. Non c’è scuola in quei suoi volti che un soffio arcano di vitalità è sul punto di animare; non in quei segni che scavano piani d’ombra con semplicità ingenua, ricavando effetti descrittivi, che tengono più da vicino alla lirica che alla plastica del costume.

Fonte di questo mondo è la sua stessa vita semplice, cui illuminano ideali di bellezza sofferta con lo spirito di chi, in ogni cosa, trova motivi di astrazione attiva, lontano dal facile cullarsi in esteriorità puramente pittoriche. Questa ricerca di effetti astratti si concreta, a mio avviso, nella composizione «Donne allo specchio» in cui una luce nascosta, ideale quasi, accarezza i corpi voluttuosamente pigri di fronte alla tentazione del mirarsi, corpi accennati con sottigliezza studiata che rende alla perfezione la psicologia femminile dell’abbigliamento. Silvano ha trasceso il significato della materia trattata e l’ha condotta, non senza sforzi che appaiono ancor oggi evidenti (vedi per esempio il «Ballo»), su di un piano di valutazione che tocca l’astratto, contemplato traverso l’immagine umana dell’umile che è consapevole del suo stato. Stato di grazia, per vero, poiché è in perfetta umiltà di intendimenti che si raggiungono i limiti più elevati della conquista. Silvano non ricerca l’effetto evidente con particolare studio. La sua frase descrittiva gli sgorga armonica dal suo fondo ricchissimo di sentimenti pur se non sempre facilmente intuibili. Ricordo qui lo sfondo turbato della «Uccisione delle Niobi». Ma assai spesso questa ricchezza sentimentale effonde con impeto nei suoi lavori e allora, dietro l’esecuzione pura e semplice è facile rivivere i momenti creativi, vissuti in quel suddetto timido orgasmo che lo conduce più in là dei confini fantastici che ad un uomo possano essere concessi.

Carlo Teodoro

 

Scherzo (terracotta originale)

Strage degli innocenti (gesso)

Donna che prega (gesso)

Ritratto di ragazzo e figura di donna (disegni)

Prete seduto – chierico (disegno)

Vecchio (disegno)

Nudo di donna (disegno)

Ritratto di Piero (terracotta)

Donna che legge (disegno)

Danza (gesso)

Donne allo specchio (terracotta)

Ratto delle Sabine (terracotta)

Donne nel bosco (gesso)

Apollo e le Niobi (terracotta)

Prete (disegno)

Ragazza (terracotta)

Susanna (gesso)

Ragazza seduta (terracotta)

 

 

Terza sala

Mostra personale del pittore Renzo Lupo

Fiori (olio)

Mattino sull’Arno (olio)

Fiori (olio)

Ritratto d’uomo (1940) (olio)

Fiori (olio)

Mattino sull’Arno (olio)

Fiori (olio)

Bambina (olio)

Bambina (olio)

Autoritratto (olio)

Fiori (olio)

Ritratto di donna (olio)

Ritratto d’uomo (olio)

Paese sull’Arno (olio)

Ragazza (olio)

Ritratto di sacerdote (olio)

Bambina (olio)

Viale (olio)

Ragazzo (olio)

Meriggio sul fiume (olio)

Ritratto d’uomo (olio)

Barche al mattino (olio)

Ragazzo (olio)

Bimbo dormiente (disegno)

Bimbo dormiente (disegno)

Studi di donna (disegno)

Ragazzo (disegno)

Giovane donna (disegno)

Ragazzo (disegno)

Chierico (disegno)

Chierico (disegno)

 

 

Quarta sala

Bruno Santochi

Piazza delle Vettovaglie (olio)

Lavandai (olio)

 

Alfredo Conti

Natura morta (olio)

 

Guido Cerri

L’Appennino (olio)

 

Maria Antonietta Chicca

Paese (olio)

 

Antonio Cappagli

Trebbiatura (olio)

 

Menotti Pertici

Bovi al carro (olio)

 

Elettra Petri

Ceramiche siciliane (olio)

 

Bernardino Sorichetti

Paese umbro (olio)

 

Mario Tamburini

Tacchino morto (olio)

 

Loris Lanini

Paesaggio (olio)

 

Livio Baldassarri

Natura morta (olio)

Paese (olio)

 

Rita Andreana Caneparo

Autoritratto (pastello)

 

Guido Ercolani

Bimba con treccine (olio)

Via Dei Sarti sotto la neve (acquarello)

 

Nello Gentilini

Paesaggio (olio)

Monti pisani (olio)

Casa colonica (olio)

 

Eugenio Sementa

Casa medioevale (olio)

Natura morta (olio)

Scuola Magistrale Interno (olio)

Crisantemi (olio)

 

Santi Macchia

Paese (olio)

 

Otello Cirri

La piazza (olio)

Paese (olio)

 

Leonardo Pizzanelli

Dionisia (olio)

Paese (olio)

Madonna con bambino (olio)

 

Ivo del Signore

Testa di ragazza (gesso)